AVV. LUCA CARRESCIA
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Galli rumorosi nel cortile condominiale: arrestato il proprietario.


Condannato l’imputato, reo di aver ignorato le segnalazioni di condòmini e amministratore lasciando i suoi galli liberi di cantare e disturbare la quiete degli inquilini.

Il Tribunale di Forlì, con sentenza poi confermata dalla Corte di Appello di Bologna, condannava l’imputato alla pena di 20 giorni di arresto in quanto ritenuto colpevole del reato previsto dall’art. 659 c.p.

La norma titolata “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” sanziona “chiunque mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli i ritrovi o i trattenimenti pubblici [...]”

All’uomo veniva contestato il non aver impedito il canto di tre galli di sua proprietà lasciati durante la notte liberi e privi degli opportuni accorgimenti volti a impedirne il canto; il tutto debitamente ignorando le numerose segnalazioni ricevute dagli altri condòmini e dall’amministratore.

Nel ricorrere per Cassazione, l’imputato eccepisce l’illogicità della motivazione, mancando nel caso di specie ogni sorta di accertamento volto ad attestare l'effettivo superamento delle soglie di tollerabilità delle emissioni sonore contestate e quindi la concreta messa in pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma.

Sia per il fatto che i rilievi sul canto dei galli fossero stati effettuati in difetto di apposita strumentazione, sia per il fatto che le analisi avevano interessato un arco temporale molto contenuto, la difesa dell’imputato sosteneva la mancanza di piena prova circa l’effettivo disturbo della quiete dei condòmini. Si aggiungeva inoltre la circostanza che i galli erano solamente tre e che nessuno al di fuori del condominio avesse mai avanzato lamentele.

Per la Cassazione il ricorso è manifestamente infondato: le sentenze dei precedenti gradi di giudizio avevano correttamente attestato la colpevolezza dell’imputato anche sul presupposto delle convergenti testimonianze degli altri inquilini, i quali riferivano che i tre galli erano soliti cantare giorno e notte e che la situazione si era a lungo protratta nonostante i richiami da parte dell’amministratore e degli stessi condòmini.

I persistenti schiamazzi erano costante causa di disagi al punto da impedire agli inquilini di dormire regolarmente e di compiere le ordinarie attività quotidiane, circostanza inequivocabilmente riscontrata dai rilievi compiuti in sede processuale.

A nulla rileva ai fini della sussistenza del reato che il disturbo abbia interessato un’area più o meno vasta o un numero apprezzabile di persone, essendo sufficiente che i rumori provochino disagi anche solo a una cerchia ristretta di individui, quali appunto gli inquilini di un condominio.

Risulta quindi provata la sussistenza del reato contestato, atteso l’avvenuto superamento delle soglie di normale tollerabilità sonora, come attestato dagli accertamenti compiuti, nonché della penale responsabilità dell’imputato che per almeno tre anni nonostante le ripetute lamentele dei condòmini ha mancato di assumere le opportune iniziative atte a contenere la rumorosità dei propri animali.

Dato atto della manifesta infondatezza delle pretese del ricorrente, la Corte dichiara inammissibile il ricorso, conferma la pena e condanna l’imputato al pagamento delle spese. [1]

[1] Cass. Pen. Sez. III, Sent. n. 41601 del 10/10/2019

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